• LATEST NEWS & INSIGHTS 28 aprile 2023

    Pubblicato il: 28/04/2024


    DISEGNO DI LEGGE “COMPETITIVITÀ DEI CAPITALI”: UNA SINTESI DELLE NUOVE MISURE INDIVIDUATE DAL GOVERNO ITALIANO.

     

    In data 11 aprile 2023, il Consiglio dei Ministri del Governo Italiano ha adottato il disegno di legge volto ad aumentare la competitività del mercato italiano dei capitali, che prevede (i): misure di semplificazione e razionalizzazione delle norme per l’accesso e la permanenza delle imprese nel mercato dei capitali, senza tuttavia ridurre i presìdi a garanzia degli investitori e dell’integrità dei mercati stessi; ed (ii) incentivi, lato domanda e offerta, per indirizzare il risparmio privato verso le imprese.

     

    Il provvedimento visionato, soggetto a modifiche che si compone di 22 articoli e sarà presto sottoposto al vaglio del Parlamento, trae origine dal report “OECD Capital Market Review of Italy for 2020: Creating Growth Opportunities for Italian Companies and Savers (OECD Capital Market Series)”, commissionato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e pubblicato dall’OCSE alla fine di gennaio del 2020, cui sono seguiti: il confronto con Consob, Banca d’Italia, associazioni di categoria e principali operatori di mercato; la pubblicazione nel 2022 del Libro Verde su “La competitività dei mercati finanziari italiani a supporto della crescita”, ed una consultazione pubblica. Nel testo del provvedimento disponibile, inter alias:

     

    1. Si ampliano le esenzioni dalla disciplina della offerta fuori sede ai casi di auto-collocamento per i quali non sussiste un chiaro bisogno di protezione verso l’investitore: (i) operazioni di sottoscrizione per importi superiori o uguali a 250.000 € o effettuate da emittenti quotati su mercati regolamentati o MTF a prescindere dall’importo della singola sottoscrizione; (ii) offerte di vendita o di sottoscrizione di azioni proprie con diritto di voto o di altri strumenti finanziari di propria emissione che permettano di acquisire o sottoscrivere tali azioni, purché emessi da emittenti con azioni o strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione italiani o di paesi dell’Unione Europea (art. 1).

     

    2. Si estende la definizione di PMI, includendovi tutti gli emittenti con capitalizzazione di mercato inferiore a 1 mld €, e prevedono varie misure in tema di dematerializzazione delle quote di PMI: (i) consentendo l’accesso, su base volontaria, al regime di dematerializzazione previsto dall’articolo 83-bis del TUF (quale alternativa ai regimi speciali già esistenti), con conseguente riduzione di costi ed oneri amministrativi legati all’emissione e al trasferimento delle quote; (ii) stabilendo che l’emissione in forma scritturale determina l’applicazione della disciplina del Testo Unico della Finanza (TUF) in materia di “Gestione accentrata in regime di dematerializzazione”; (iii) prevedendo l’obbligo di tenuta del libro soci per le PMI che si avvalgano del nuovo regime di circolazione (art. 2).

     

    3. Si prevede la riforma della disciplina degli emittenti strumenti finanziari diffusi con l’obiettivo di garantire un corretto equilibrio tra l’esigenza di sviluppo del mercato dei capitali e la tutela degli investitori; più in particolare si prevede (i) la soppressione di una serie di obblighi che, a oggi, accomunano le società con titoli diffusi (per le quali varranno le sole regole per la quotazione su MTF) a quelle quotate sui mercati regolamentati; (ii) che alcune norme su cui è intervenuta l’armonizzazione europea non si applichino alle società diffuse, incluse ad esempio quelle sulle operazioni con parti correlate di cui all’articolo 2391-bis; (iii) l’estensione agli emittenti MTF della disciplina sui patti parasociali di cui all’articolo 2341-bis c., la disciplina in tema di azioni proprie (limite di acquisto del 20% del capitale e computo in quorum costitutivo ex articoli 2357, primo comma e 2357-ter, c.c.) (artt. 3 e 4).

     

    4. Si prevede l’estensione alle società aventi azioni negoziate su MTF della facoltà di redigere il bilancio secondo i principi contabili internazionali (art. 5).

     

    5. Si prevede la soppressione della norma che attualmente consente a Consob di aumentare discrezionalmente il flottante (in misura sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni), ora applicabile ai soggetti che detengono una partecipazione superiore al 90 % del capitale, considerato che non discende da vincoli normativi europei e può determinare difficoltà interpretative circa la misura dell’incremento del flottante (art. 6).

     

    6. Si prevedono modifiche volte a incentivare la sottoscrizione di titoli di debito da parte di investitori professionali, agevolare l’emissione di titoli di debito da parte delle società di capitale non quotate in mercati regolamentati. Tra le diverse misure, è prevista la modifica dell’articolo 2412 c.c., così che la società potrà emettere obbligazioni per una somma complessivamente eccedente il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato quando la sottoscrizione e la successiva circolazione è riservata unicamente a investitori professionali; la modifica dell’art. 2483 c.c. nel senso che ove la sottoscrizione e la successiva circolazione siano riservate a investitori professionali non sussisterà più l’obbligo di interposizione, con finalità di garanzia della solvibilità, da parte di un investitore professionale soggetto a vigilanza prudenziale (art. 7).

     

    7. Si prevedono misure per favorire gli aumenti di capitale, riproponendo – per un periodo sperimentale di due anni – le misure già introdotte fino al 30 giugno 2021 dall’articolo 44 del d.l. 16 luglio 2020, n. 76 (c.d. Decreto Semplificazioni) per supportare le operazioni di ricapitalizzazione (quorum agevolati per l’approvazione delle delibere di aumento) ed inoltre, per il medesimo periodo, le società con azioni quotate in mercati regolamentati o con azioni negoziate in sistemi multilaterali di negoziazione, avranno la facoltà di deliberare l’aumento di capitale con l’esclusione del diritto di opzione, nei limiti del 20 % del capitale sociale preesistente (il regime ordinario prevede una soglia pari al 10 % anche in assenza di una espressa previsione statutaria al riguardo) (art 8).

     

    8. Si prevedono varie misure volte a semplificare le procedure di ammissione alla negoziazione e l’ampliamento della definizione di PMI emittenti azioni quotate (art 9).

     

    9. Si prevedono modifiche alla disciplina di approvazione del prospetto e della responsabilità del collocatore; all’uopo si chiarisce che i termini per l’approvazione del prospetto decorrono dalla data di presentazione della bozza di prospetto, come previsto dalla disciplina europea in materia, e si modifica il regime di responsabilità del collocatore (art. 10).

     

    10. Si abroga l’obbligo, previsto dall’art. 114 del TUF, di segnalazione al pubblico delle operazioni effettuate dai soci che detengono azioni in misura almeno pari al 10% del capitale sociale e da ogni altro soggetto che controlla l’emittente quotato (art. 11).

     

    11. Si prevede, sempre che tale possibilità sia ammessa dallo statuto, lo svolgimento dell’assemblea delle società quotate esclusivamente tramite il rappresentante designato dalla società ai sensi dell’articolo 135-undecies del TUF (in linea con quanto già previsto dalle misure in tema di Covid), nonché l’esercizio al di fuori dell’assemblea del diritto di presentare individualmente proposte di delibera, porre domande e ottenere risposte dalla società, così che le proposte e le informazioni fornite dalla società possano essere prese in considerazione dai soci al rilascio delle istruzioni di voto al rappresentante designato (art. 12).

     

    12. Si prevede l’incremento da tre a dieci del numero di voti da assegnare a ciascuna azione a voto plurimo, limitatamente alle nuove quotazioni (modifica dell’art. 2351, comma 4, ultimo periodo, c.c.) (art. 13).

     

    13. Si prevede l’estensione agli enti previdenziali privati e privatizzati della qualifica di controparti qualificate ai fini della prestazione dei servizi di investimento (attualmente sono identificati come “clienti professionali su richiesta” con conseguente applicazione di procedure e con i costi connessi, cui non corrispondono effettivi benefici in termini di protezione e tutela (modifica art. 6, comma 2-quater, lettera d), n. 1, TUF); ciò nelle intenzioni del Governo dovrebbe favorire il flusso di investimenti verso i mercati dei capitali (art. 14).

     

    14. Si prevedono misure volte a semplificare la disciplina delle Sicav e Sicaf eterogestite, chiarendo che queste società non rientrano tra i soggetti autorizzati alla gestione collettiva del risparmio e rendendo applicabile a questi soggetti la disciplina prevista per i fondi comuni di investimento (art. 15).

     

    15. Si prevede la possibilità di conferire ad un gestore di portafogli il potere di esercitare i diritti di voto per più assemblee, eliminando il riferimento alla singola assemblea, ciò anche linea con la Direttiva Shareholder Rights II, o SRD II, di prossima implementazione in Italia (modifica 24, comma 1, lettera c), del TUF) (art. 16).

     

    16. Si prevede la possibilità che un terzo possa agire direttamente contro l’Autorità nel caso in cui abbia subito, in coerenza con una giurisprudenza granitica in materia, un danno risarcibile immediatamente e direttamente riconducibile alla mancata vigilanza dell’Autorità medesima sul rispetto di leggi e regolamenti (art. 17).

     

    17. Si prevedono modifiche alla disciplina del cooling off e cooling in dei componenti e dirigenti della Consob, della Banca d’Italia e dell’Ivass, così da rafforzarne l’indipendenza, ridurre il rischio di conflitto di interessi e di interferenza dell’industria nelle attività di supervisione. In particolare, si prevede la riduzione del periodo di inattività del personale o dei membri degli organi direttivi che esercitano attività professionali nel settore regolamentato, così da migliorare la capacità attrattiva da parte delle autorità di vigilanza versus le necessarie professionalità. Inoltre, si rimodula la definizione di “inconferibilità” in ragione del tipo di incarico svolto in precedenza, così da escluderne l’applicazione ove vi sia “scarsa rilevanza” (art. 18).

     

    18. Si prevedono per Consob nuovi poteri di contrasto all’attività pubblicitaria avente ad oggetto servizi e attività di investimento prestati da soggetti non autorizzati, consentendo così di anticipare la tutela degli investitori a un momento precedente, e poteri sanzionatori. Consob avrà, tra l’altro, il potere di ordinare ai fornitori di connettività alla rete internet la rimozione (tramite l’esercizio del potere di oscuramento) delle campagne pubblicitarie svolte tramite internet e aventi a oggetto i servizi e le attività di investimento offerti e/o prestati da operatori finanziari abusivi; inoltre, si attribuiscono a Consob specifici poteri sanzionatori, così da consentirle di emettere decisioni con impegni (in linea, tra l’altro, con la corrispondente disciplina già prevista per l’Antitrust) ed addivenire a soluzioni negoziali delle vertenze in materia di mercati finanziari così da addivenire ad una riduzione del contenzioso (artt. 19 e 20).

     

    19. Si inserisce l’educazione finanziaria, tra i principi, le competenze e gli obiettivi di apprendimento dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica (art. 21).

     

    20. Si inseriscono misure per rafforzare l’operatività del patrimonio separato e autonomo denominato “Patrimonio Rilancio” di Cassa Depositi e Presiti S.p.A., quale strumento volto ad attuare interventi e operazioni di sostegno e rilancio del sistema economico-produttivo italiano, anche attraverso il rafforzamento patrimoniale delle imprese. In particolare, si prevedono alcune semplificazioni quali: la possibilità di utilizzare, da parte delle società destinatarie degli interventi, anche uno o più bilanci pro-forma, certificati da un revisore contabile; e la modifica delle disposizioni in materia di istruttoria così da consentire una valutazione più approfondita e sostanziale (art. 22).

     

    Il processo di approvazione da parte del Parlamento certamente porterà a modifiche ulteriori, in ogni caso il provvedimento sembra andare, per una volta, nel senso della semplificazione di norme che spesso integrano una fattispecie di gold plating. Vedremo cosa produrrà il dibattito Parlamentare.

     

     

    e.pucci@macchi-gangemi.com

     

     

     

    CON LA PRONUNCIA N.14840/2023 LE SEZIONI UNITE HANNO STABILITO CHE L’ISTITUTO DELL’AMMISSIONE ALLA PROVA DI CUI ALL’ART. 168-BIS C.P., NON TROVI APPLICAZIONE CON RIFERIMENTO ALLA DISCIPLINA DELLA RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI DI CUI AL D.LGS. N. 231/01.

     

    In data 6 aprile 2023 le Sezioni Unite hanno depositato le motivazioni che l’avevano indotta nell’ottobre 2022 a dichiarare, attraverso un esame congiunto della disciplina del d.lgs. 231/01 e degli art. 168-bis e ss. e 464-bis e ss. c.p.p., l’inapplicabilità dell’istituto della messa alla prova in materia di responsabilità degli enti da reato.

     

    Sull’argomento si sono fronteggiati due orientamenti giurisprudenziali contrastanti: (i) in senso contrario all’ammissibilità della messa alla prova è stato messo in risalto come tale istituto si manifesti attraverso lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, rientrante a pieno titolo nella categoria delle sanzioni penali, nonché il fatto che, in ossequio al principio della riserva di legge, tale disciplina speciale non risulta applicabile ai casi non espressamente previsti e, quindi, alle società in relazione alla responsabilità degli Enti da reato ex d.lgs. 231/01 (Trib. Milano, 27 marzo 17); (ii) In senso favorevole, invece, è stato evidenziato che l’applicazione della messa alla prova all’ente non determina una violazione dei principi di tassatività e di riserva della legge penale, generando, al contrario, effetti favorevoli. Comunque, il difetto di coordinamento tra la disciplina sostanziale della messa alla prova e quella di cui al d.lgs. 231/01 non sarebbe espressione della scelta del legislatore di escludere gli enti dall’ambito soggettivo di applicazione dell’istituto in questione (Trib. Bari 22 luglio 22).

     

    Le Sezioni Unite dopo aver preliminarmente ribadito che la natura giuridica della responsabilità degli enti da reato sia riconducibile ad un “tertium genus” sanzionatorio, che coniuga i “tratti dell’ordinamento penale e di quello amministrativo“, hanno sottolineato che l’istituto della messa alla prova, pur presentando effetti positivi per l’imputato che vi accede e seppur rimesso comunque alla spontanea osservanza delle prescrizioni da parte del soggetto, il quale partecipa ad un programma di “risocializzazione” sulla base di una propria libera scelta, ha natura “indubbiamente sanzionatoria”.

     

    Ciò sarebbe dimostrato, ad avviso delle Sezioni Unite, dallo svolgimento da parte del reo di un servizio non retribuito alla collettività, dall’adozione di comportamenti volti ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose del reato, dal risarcimento del danno e dagli obblighi derivanti dall’esercizio di attività di rilevanza sociale. Altrettanto sintomatici della natura sostanziale della misura sarebbero la necessaria proporzionalità tra la gravità del reato commesso e le prescrizioni impartite nell’ambito del programma di messa alla prova nonché la previsione dell’articolo 657-bis c.p.p. che, in caso di esito negativo del programma, prevede la detrazione dalla pena inflitta all’imputato di quanto effettivamente eseguito dal reo in conformità alle prescrizioni impartitegli.

     

    Ciò premesso, le Sezioni Unite hanno sottolineato che consentire agli enti imputati ai sensi del d.lgs. 231/01 di accedere a tale istituto costituirebbe una violazione del principio di riserva di legge nonché del principio di legalità, in quanto consentirebbe l’applicazione di un “istituto sanzionatorio agli enti, una categoria di soggetti non espressamente prevista dalla legge come destinataria di tale trattamento.

    Dunque, dopo esser stata più volte dibattuta la possibilità di ammettere o meno l’ente all’istituto della messa alla prova le Sezioni Unite hanno posto fine al contrasto giurisprudenziale sulla compatibilità dell’istituto deflattivo alla persona giuridica, sancendo la non applicabilità dell’istituto in parola agli enti imputati ai sensi del d.lgs. 231/01.

     

     

    m.divincenzo@macchi-gangemi.com
    a.buttarelli@macchi-gangemi.com

     

     

     

    ANCORA SULL’ACCERTAMENTO TECNICO PREVENTIVO EX ART. 696 BIS C.P.C.: LE FINALITÀ CONCILIATIVE DA SOLE NON BASTANO.

     

    Una recente decisione del Tribunale di Nola sintetizza in modo esemplare i presupposti per il corretto avvio di un Accertamento Tecnico Preventivo ex art. 696 bis c.p.c., presupposti che la parte istante talvolta trascura affidandosi, con eccessivo ottimismo, alle sole finalità conciliative di questo strumento di istruzione preventiva.

     

    L’intestazione del ricorso per “Accertamento Tecnico Preventivo conciliativo ex art. 696 bis c.p.c.” da sola non basta per promuovere efficacemente detto strumento di istruzione preventiva innanzi al giudice: lo precisa una recente decisione del Tribunale di Nola (provvedimento 11.04.2023 Sezione Prima Civile) che coglie anche l’occasione per sintetizzare i presupposti che sorreggono l’ATP conciliativo.

     

    Il caso pratico affrontato dal giudice è il seguente: un consumatore deposita un ricorso per chiedere al Tribunale di disporre una perizia per accertare le cause di un incendio sprigionatosi dalla propria vettura a motore spento mentre era parcheggiata nei pressi della propria abitazione.

     

    A supporto della domanda il ricorrente produce diversi documenti, tra i quali le lettere di richieste di risarcimento danni inviate alla venditrice della vettura, all’importatore e al Costruttore del mezzo e la corrispondenza per l’effetto seguita dalla quale emerge una diversa ed opposta ricostruzione delle possibili cause del sinistro con fermo rigetto di ogni domanda risarcitoria.

     

    Quanto ai propositi conciliativi ex art. 696 bis c.p.c., oltre alla mera intestazione nulla viene detto nel corpo dell’atto ed ancor meno nelle sue conclusioni dove viene semplicemente chiesto di stabilire la causa dell’evento e di quantificare il danno subito.

     

    Il Tribunale di Nola, nel dichiarare inammissibile il ricorso, ha fatto propri i seguenti principi e/o regole.

     

    Prima di tutto, quando vi è controversia su un determinato fatto, le risultanze della CTU devono essere in grado, almeno astrattamente, di dirimere definitivamente ogni conflitto tra le parti; secondo il giudice, infatti, dalla domanda di perizia deve chiaramente evincersi che l’unico elemento di disaccordo tra le parti è ciò che nel futuro giudizio di merito costituirà l’oggetto della consulenza tecnica; diversamente si correrebbe il rischio di disporre indagini meramente esplorative (nella pronuncia si cita Trib. Milano, Sez. X, 23.02.2023).

     

    In secondo luogo, anche nell’ATP conciliativo è richiesta la sussistenza del fumus boni iuris: sul punto il Tribunale ha chiarito che la consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c., potendo essere disposta anche in assenza del periculum in mora, deve quanto meno richiedere un “… fumus boni iuris del diritto tutelando nel successivo ed eventuale giudizio di merito, essendo altrimenti rimesso l’istituto al mero arbitrio del ricorrente …” (v. decisione).

     

    Si segnala, per completezza, che ad un simile approdo era in precedenza giunto anche il Tribunale di Milano, Sezione X, con pronuncia del 30.06.2022.

     

    Il terzo presupposto richiesto per il corretto avvio dell’ATP conciliativo è che eventuali danni oggetto di indagine siano quantificabili sulla sola base degli elementi offerti dal ricorrente, senza necessità di ulteriori attività istruttorie; sull’autosufficienza del ricorso e dei documenti prodotti si è anche espresso il Tribunale Arezzo, 4 luglio 2011, decisione menzionata nel provvedimento qui in commento.

     

    Infine, per il Tribunale di Nola il ricorso ex art. 696 bis c.p.c. non deve richiedere al Giudice la soluzione di questioni giuridiche complesse ed è perciò inammissibile quando la decisione della causa di merito implichi la soluzione di questioni giuridiche complesse o l’accertamento di fatti che esulino dall’ambito delle indagini di natura tecnica (Tribunale Pavia, 14 luglio 2008 citata dal Giudice di Nola).

     

    Nel recente passato altre pronunce di merito hanno recepito tale ultimo principio; ad esempio, sul fatto che l’accertamento tecnico preventivo ex art. 696 bis c.p.c. non possa essere richiesto qualora venga invocato per affrontare anche valutazioni giuridiche di pertinenza esclusiva del giudice, si veda Tribunale Spoleto 18.05.2015 e, più recente, Tribunale Roma, sez. XVI, 29.12.2020.

     

     

    e.storari@macchi-gangemi.com

     

     

     

    RISPOSTA A INTERPELLO N. 251/2023: L’AGENZIA DELLE ENTRATE INTERVIENE NUOVAMENTE SUL TRUST ESTERO INTERPOSTO. TRATTAMENTO FISCALE, OBBLIGHI DICHIARATIVI E DI MONITORAGGIO FISCALE IN CAPO AI BENEFICIARI RESIDENTI FISCALMENTE IN ITALIA.

     

    Con la risposta a interpello n. 251 del 16 marzo 2023, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta nuovamente in tema di interposizione di trust estero, pronunciandosi sul relativo trattamento fiscale e sui connessi obblighi relativi al monitoraggio fiscale in capo ai beneficiari residenti fiscalmente in Italia.

     

    Una persona fisica, dal periodo d’imposta 2014 residente ai fini fiscali in Italia, istituiva due trust regolati dalla legge australiana:

     

    (a) un “Family Trust”, tra i cui beneficiari venivano ricompresi il disponente (il cui decesso avveniva nel 2019), sua moglie e i tre figli. Il trust veniva amministrato da una società estera (in qualità di trustee) riconducibile ad alcuni degli stessi beneficiari;

     

    (b) un “Testamentary Trust”, tra i cui beneficiari venivano ricompresi i figli, i nipoti e i pronipoti del disponente. Il trust veniva amministrato, quali trustees, da alcuni degli stessi beneficiari.

     

    In relazione allo scenario sopra delineato veniva richiesto all’Agenzia delle Entrate da parte di uno dei beneficiari italiani di entrambi i trust di pronunciarsi sull’eventuale interposizione degli stessi, con le correlate conseguenze fiscali, anche ai fini degli obblighi di monitoraggio, in Italia.

     

    L’Agenzia delle Entrate ha risposto affermativamente.

     

    In effetti, con le Circolari n. 43/E del 10 ottobre 2009 e n. 61/E del 27 dicembre 2010 era già stato chiarito che il trust si considera ai fini fiscali italiani “inesistente in quanto interposto” qualora:

     

    – il disponente e/o il beneficiario sono titolari di poteri in forza dell’atto istitutivo, per cui il trustee, pur dotato di poteri discrezionali nella gestione e amministrazione del trust, non può esercitarli senza il consenso del disponente e/o del beneficiario;

     

    – il trustee non può esercitare i propri poteri senza il consenso del disponente o del beneficiario;

     

    – ogni altra ipotesi in cui il potere del trustee risulti limitato o condizionato dalla volontà del disponente o del beneficiario.

     

    Conseguenze: come specificato nella Circolare n. 34/E del 20 ottobre 2022, nell’ipotesi in cui un trust è interposto formalmente nella titolarità di beni o attività (c.d. “interposizione fittizia”), il reddito di cui “appare titolare” il trust è assoggettato ad imposizione per “imputazione” direttamente in capo all’interponente residente in Italia considerando il trust quale soggetto interposto. L’interposizione del trust, ai fini della tassazione del reddito dallo stesso prodotto, fa quindi venir meno l’applicazione delle regole fiscali con riferimento al trust sia opaco che trasparente.

     

    Trattandosi di trust interposti e dunque meri “schermi formali”, l’Agenzia delle Entrate conferma altresì per i beneficiari residenti in Italia l’obbligo di compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi (c.d. “obblighi di monitoraggio fiscale”) con le dovute conseguenze ai fini delle imposte patrimoniali (IVIE e IVAFE).

     

     

    a.salvatore@macchi-gangemi.com
    f.dicesare@macchi-gangemi.com
    d.michalopoulos@macchi-gangemi.com

     

     

    DISCLAIMER: Questa newsletter fornisce solo informazioni generali e non costituisce una consulenza legale da parte di Macchi di Cellere Gangemi. L’autore dell’articolo o il vostro contatto in studio sono a Vostra disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.

     

     

    PER VISUALIZZARE LA NEWSLETTER PRECEDENTE DEL 14 APRILE 2023:


    Vai al link


    ATTIVITÀ CORRELATE: